FARE IL COMPOST. COME EVITARE LA PUTREFAZIONE

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Una difficoltà che molti mi segnalano, quando decidono di dedicarsi al compostaggio domestico, è che i rifiuti messi nella compostiera vanno in putrefazione, emanano odori nauseanti e attraggono mosche e moscerini (per non dire dei topi).

Fare il compost non è difficile, dobbiamo semplicemente imitare la natura. Immaginiamo un bosco: ai piedi degli alberi, in autunno, si accumulano tonnellate e tonnellate, metri cubi e metri cubi di foglie secche. Eppure, passeggiando nello stesso bosco non percepiamo nessun odore di putrefazione. Ci basta smuovere la superficie del suolo per vedere che, pochi centimetri più sotto, non troviamo più foglie ma un terriccio scuro, che emana un odore gradevole a chi ama immergersi nella natura. E’ l’odore della vita che si rigenera: quel terriccio contiene tutte le proprietà positive delle foglie decomposte, e non putrefatte. Quel terriccio lo possiamo chiamare compost. Le foglie originarie sono state ridotte ai loro componenti elementari. Acqua e anidride carbonica sono tornate nell’atmosfera, la parte rimanente ricrea la fertilità del suolo: le foglie morte sono rientrate nel ciclo eterno della vita. Tutta la ricchezza che le piante avevano sottratta al suolo, non va distrutta ma ritorna nuovamente al suolo.

Tutti gli scarti dell’orto e del giardino, come quelli della cucina, possono essere compostati.
 

Nella nostra realtà quotidiana invece non accade questo. Coltiviamo l’insalata, la mangiamo, e tutti gli scarti non tornano al suolo ma vanno in discarica dove marciscono o vengono bruciati. Non ne ricaviamo nuove energie per la vita, ma odori molesti, inquinamento ambientale e fumi tossici. Inoltre i nostri suoli si impoveriscono sempre più e dobbiamo gonfiarli di fertilizzanti chimici.

Il compostaggio domestico consiste nel ricreare in piccolo il processo della natura: non putrefazione, bensì decomposizione controllata e trasformazione dei rifiuti in compost.

 

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Una compostiera può essere facilmente autocostruita utilizzando della rete metallica.
 

Il controllo di questo processo non è difficile. In questo post voglio suggerire alcuni principi e alcuni accorgimenti che evitino la putrefazione dei nostri rifiuti. Chiameremo “cumulo” la massa dei rifiuti sottoposta a compostaggio, sia che la inseriate in una compostiera sia che la accumuliate sul terreno.

Il cumulo può essere composto sia da rifiuti della cucina, sia da quelli dell’orto e del giardino, o da altro materiale purché sia biodegradabile.

In effetti ci sono due tipi di rifiuti: quelli verdi, che apportano azoto, e quelli secchi, che apportano carbonio.

Tipicamente i rifiuti verdi sono, per esempio: gli scarti della cucina, gli sfalci d’erba del prato, le cimature e potature di ortaggi e fiori freschi. Invece i rifiuti secchi sono, per esempio: foglie secche, potatura di rami, carta di giornale, cartone, segatura, erba e fiori secchi, terra asciutta, compost già maturo, ecc.

Fatta questa premessa, possiamo dire che il grande segreto per evitare la putrefazione è composto di tre parti.

Il materiale aggiunto alla compostiera deve essere giustamente proporzionato tra materiale secco e materiale verde
 

Primo: giusta miscela

Nell’apportare rifiuti al cumulo bisogna curare la giusta miscelazione secco/verde, cioè il giusto rapporto carbonio/azoto. Questo rapporto non è rigido, ma possiamo considerarlo mediamente uguale, in termini volumetrici, a 50/50. Cioè, aggiungendo rifiuti al cumulo, dobbiamo fare in modo che ogni strato di 15-20 cm sia composto per metà da rifiuti secchi e per l’alta metà da rifiuti verdi.

Più semplicemente: se tagliate l’erba del prato e mettete nella compostiera uno strato di 15 cm di sfalcio quello non composta ma marcisce.  Se raccogliete qualche carriolata di foglie secche e le mettete tutte assieme nel cumulo quelle non compostano ma ammuffiscono perché i batteri decompositori, in mancanza di azoto, fanno fatica ad attaccarle.

E’ sempre utile coprire i rifiuti della cucina con un legegro strato di terra per non favorire la proliferazione di moscerini e topi
 
 

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Secondo: giusta ossigenazione

Il materiale aggiunto al cumulo deve essere miscelato anche perché la diversa composizione facilita la porosità interna del cumulo, quindi la circolazione di ossigeno. Senza ossigeno i batteri che operano il compostaggio muoiono e si sviluppano altri batteri detti anaerobi, i quali avviano la putrefazione.
 

Terzo: giusta umidità

La giusta miscelazione aiuta anche a mantenere nel cumulo la giusta umidità. Un cumulo troppo asciutto impiega anni anziché mesi a compostare, e comunque non svuluppa un calore sufficiente alla sua igienizzazione. Viceversa un cumulo troppo bagnato ha le porosità interne sature di acqua anziché di ossigeno ed uccide i batteri aerobi, operatori del compostaggio.
 

Attenzione ai rifiuti della cucina

Sono quelli che, per le loro caratteristiche, attirano maggiormente insetti e altri animali, quindi vanno curati in modo particolare. I carboidrati (carne, pesce, formaggi, latticini) vanno sminuzzati prima di essere aggiunti al cumulo. Soprattutto, vanno miscelati con materiale secco o comunque subito coperti con una palata di terra o di compost maturo. Solo così si trasformeranno in un prezioso concime per il nostro orto.

 

La miscelazione dei rifiuti porta ad uno svolgimento corretto del processo di compostaggio
 


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FARE IL COMPOST. COME EVITARE LA PUTREFAZIONEultima modifica: 2012-02-16T12:38:00+01:00da coltivarelorto
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2 pensieri su “FARE IL COMPOST. COME EVITARE LA PUTREFAZIONE

  1. Molto interessante! Se qualcuno fosse interessato a fare il compost e non avesse un giardino o alcuno spazio esterno a disposizione, può fare una visita nel mio blog http://hofattoilcomposto.blogspot.com dove racconto la mia esperienza personale di compostaggio estremo in appartamento (e non solo).

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