30/01/2013

CONSOCIARE GLI ORTAGGI. UNA PRATICA VINCENTE PER CHI HA POCO SPAZIO

La consociazione degli ortaggi

 

La consociazione è una tecnica avente principalmente due obiettivi. Il primo consiste nello sfruttare le naturali simpatie delle piante, per cui la vicinanza di una specie ad un’altra può migliorare la produttività o il grado di resistenza alle malattie o ai parassiti. Il secondo è l’ottimizzazione degli spazi cioè la possibilità di coltivare quanti più ortaggi nel minor spazio possibile

La consociazione, come dice la parola stessa, consiste nel coltivare più di una pianta nel  medesimo spazio.  Nel caso degli ortaggi, questi si possono consociare tenendo conto di diversi aspetti che riguardano prevalentemente l’epoca di vegetazione e le dimensioni raggiunte al massimo sviluppo. Per esempio si possono consociare i peperoni , nei primi 40-50 giorni successivi al trapianto, con la lattuga. Infatti, in quei giorni il peperone è ancora troppo piccolo per sovrastare la lattuga; quando comincerà ad occupare tutto il suo spazio, sarà già ora di raccogliere la lattuga.

Consociazione di lattufa Barba di frate e peperone.
 


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L’antica abitudine di coltivare un orto sta tornando di grande attualità. Dopo qualche decennio trascorso nella illusione di un consumismo facile senza prezzi da pagare, ci stiamo accorgendo che alcuni prezzi ci sono: la rinuncia alla genuinità dei cibi e una totale subordinazione a un sistema produttivo di cui non si conoscono i meccanismi. L’orto come lo si intende oggi non è solo una piccola fonte di reddito, ma soprattutto una nuova filosofia di vita, un metodo sano per recuperare il giusto rapporto con la natura, con la terra e con il cielo. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare.
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Un altro metodo di consociazione consiste nel trapiantare alcuni ortaggi nello stesso spazio di piante che stanno completando il loro ciclo produttivo, ma non l’hanno ancora completato: diciamo, un mese prima che queste piante vengano estirpate. La pianta al termine del ciclo deve essere una di quelle che richiedono concimazione abbondante, mentre le nuove dovrebbero essere di quelle che non richiedono concimazione in quanto sfruttano preferibilmente quella della coltura precedente. Questo evita di dover rimuovere il terreno del vaso per rifare una concimazione profonda.

La zucca chge è rampicante colonizza la parte alta dell'area. In basso due finocchi cominceranno a sovrastare l'insalata quando questa sarà già pronta per essere raccolta.
 

La vecchia pianta potrà essere stretta un po’ da parte con l’aiuto di tutori e legature per lasciare una zona di luce nel vaso. In questa zona si trapianterà la nuova piantina. Al momento di eliminare la pianta vecchia questa non va estirpata per evitare che porti con sé anche la nuova, ma si taglierà il fusto appena sotto il livello del terreno. Le radici che restano sotto non daranno fastidio alla nuova pianta. Quanto a questa, non è necessario che sia collocata al centro del vaso: le sue radici comunque colonizzeranno tanto gli spazi vicini quanto quelli lontani.

Zucca rampicante e cipolla.
 


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In proposito, ecco una tabella con le esigenze nutritive di alcune piante

ESIGENZE NUTRITIVE IN FUNZIONE DELLA CONSOCIAZIONE DI FINE CICLO.

Ortaggi che richiedono concimazioni abbondanti, il cui effetto perdura anche per la coltura successiva

Anguria, bieta, cardo, cavolo, cetriolo, fava, melanzana, melone, peperone, pomodoro, zucca, zucchino.

Ortaggi dalle esigenze nutritive limitate o da rinnovo o che non gradiscono concimazioni fresche.

Aglio, basilico, barbabietola, carota, cicoria, cima di rapa, cipolla, fagiolo, finocchio, indivia, lattuga, pisello, porro, prezzemolo, rapa, ravanello, rucola, sedano, spinacio, valeriana.

 
Peperone, insalata e cipolla
 


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Tutte le fasi lunari del 2013, nella forma di calendario mensile con l’indicazione delle lune delle relative semine. Questo libro contiene anche utili consigli su tutte le altre operazioni di agricoltura e giardinaggio e delle lune consigliate. Da notare anche alcune pagine dedicate alle coltivazioni invernali, con l’indicazione delle temperature di germinazione e di crescita.
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Per quanto detto all’inizio sul tema delle “simpatie” e “antipastie”, e tenendo conto della pratica sviluppata nel tempo dai coltivatori di ortaggi, presento qui sotot un elenco delle consociazioni tipicamente riconosciute come consigliabili o sconsigliabili, cioè quelle per le quali sono stati generalmente riconosciuti effetti positivi o negativi. Dove non viene fornita nessuna indicazione, ognuno può diventare sperimentatore nel suo orto.

CONSOCIAZIONI DI ORTAGGI

Ortaggio

Consigliate

Sconsigliate

Aglio (spicchi)

 

Fagiolo pisello

Anguria

 

Tutte

Barbabietola

Cipolla lattuga ravanello

 

Basilico

Pomodori

 

Bieta

Cipolla

 

Carota

 

Sedano

Cavolo

 

Patata ravanello

Cetriolo e cetriolino

 

Pomodoro ravanello

Cicoria

 

Tutte

Cima di rapa

 

Tutte

Cipolla

Lattuga

 

Fagiolo nano

Mais

Finocchio

Fagiolo rampicante

Mais

 

Fava

 

Tutte

Finocchio

Cavolo cipolla lattuga indivia spinacio

Pomodoro

Indivia

Come la lattuga

 

Lattuga

Carciofo carota cipolla pomodoro ravanello sedano

Prezzemolo

Lattuga da taglio

 

Tutte

Melanzana

Cipolla lattuga

 

Melone

 

Tutte

Patata

Carota fava prezzemolo spinacio

Cavolo pisello sedano

Peperone

Cipolla lattuga

 

Pisello

 

Tutte

Pomodoro

 

Finocchio

Porro

Fagiolino finocchio lattuga

Pisello

Prezzemolo

 

Lattuga

Rapa

Carota cipolla lattuga spinacio

 

Ravanello

Carota cipolla lattuga spinacio

Cetriolo

Rucola

 

 

Sedano

Cavolo lattuga melanzana peperone pomodoro porro

Carota patata

Spinacio

Carciofo cavolo cipolla fagiolo pisello

Tutte

Zucca

 

Tutte

Zucchina

 

Tutte

 
Una melanzana e due cipolle consociate nello stesso vaso da 25 cm

 

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LA ROTAZIONE DELLE COLTURE NELL’ORTO SPIEGATA IN POCHE PAROLE SEMPLICI     

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VERDURE D’INVERNO: SEMINA E TRAPIANTO DELLA BIETA A COSTE

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QUANDO FARE I TRATTAMENTI CONTRO LA PERONOSPORA DI VITE, POMODORO, PATATA, ROSA
POMODORO CUOR DI BUE. GRAPPOLI CON POCHI POMODORI 
MALATTIE DEL POMODORO. LA SPACCATURA STELLARE 
Fare l’orto. Pomodori aggrediti dal Virus del cetriolo  
COLTIVARE POMODORI. PREPARARE LE PIANTINE IN CASA


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27/11/2012

ORTO D’INVERNO. COLTIVARE I PISELLI CON ILMETODO DEL TRAPIANTO

Ortaggi d'inverno. Seminare i piselli

 

I piselli vengono  seminati, solitamente, direttamente in campo. Purtroppo spesso le semine presentano ampie falle, perché il seme è facilmente soggetto alla asfissia. Per ovviare, nei piccoli orti è possibile preseminare nei contenitori alveolari e poi trapiantare

Si diffonde sempre più nei piccoli orti familiari la pratica di prese minare e trapiantare qualsiasi ortaggio, anche quelli che tradizionalmente si  usava affidare direttamente alla terra, come per esempio i fagioli o i piselli. Molti ricorrono anche alla semina mista, cioè, contemporaneamente alla semina in terra, preparano anche una quantità di piantine nei vasetti di vivaio per rimpiazzare eventuali mancanze lungo le file, che sarebbero veramente antiestetiche. Queste mancanze coi sono spesso e non derivano tanto dagli errori del seminatore, quanto da aggressioni portate ai demi da uccelli o larve di insetti. Rimpiazzare queste mancanze riseminando nello stesso posto non è consigliabile perché le nuove piantine verrebbero soffocate dalla maggiore crescita di quelle circostanti.

I piselli possono essere seminati in contenitori alveolari per essere successivamente trapiantati, anche per trimpiazzare eventuali mancanze lungoi le file.
 

In questo post ripercorriamo la semina di piselli rampicanti in contenitori alveolari di recupero, derivanti da precedenti acquisti di altre piantine nei vari mercatini. Ogni volta che si riusano questi contenitori è opportuno sterilizzarli con un lavaggio a base candeggina, diluita come per il lavaggio di un  pavimento.

Il necessario: terriccio da semina, contenitori alveolari e buon seme. Per accelerare la germinazione il seme può essere messo a bagno in acqua 24-36 ore prima.
 

Il terriccio da usare è il terriccio da semina, o il compost del nostro orto molto maturo. Infatti il terriccio da giardino normale o il compost fresco, avendo un notevole effetto fertilizzante, potrebbero danneggiare i semi. Il terriccio, essendo molto poroso, garantisce che il seme sia ben ossigenato e non subisca l’asfissia cui specialmente i piselli vanno soggetti quando la terra aderisce troppo strettamente al seme.

Per pressare il terriccio negli alveoli utilizzare un contenitore simile pieno.
 

Riempite gli alveoli per un 30% circa con il terriccio, pressate leggermente e disponete in ciascuno due o tre semi. Trapiantando alla distanza di 12-15 cm non sarà necessario diradare le piantine, lasciate pure nei vasetti tutte quelle che nascono.

Dopo aver riempito al 30% gli alveoli, disporre in ciascuno due o tre semi.
 

Riempite gli alveoli di terriccio e pressate ancora, poi innaffiate e sistemate il vassoio in un luogo non esposto direttamente al sole, almeno fino a che le piantine saranno alte almeno due-3 centimetri.

Coprire di terriccio e pressare nuovamente, poi innaffiare moderatamente.
 

I piselli germinano anche con temperature piuttosto basse, gradiscono i 5 gradi e crescono bene se le temperature si mantengono fresche,  al valore medio giorno-notte di  15 gradi.

Le prime piantine cominciano a spuntare tra 5 e 10 giorni dalla semina.

I piselli cominciano ad emergere dopo 5 giorni circa, e l'emersione si completa in una settimana.
 

Quando le piantine sono alte almeno 5 cm e comunque presentano almeno 5-7 foglie possono essere trapiantate in campo. Estraetele con cura evitando di far rompere il pane di terra: nel caso non innaffiare per un paio di giorni e poi aiutarsi spingendo delicatamente dal foro inferiore con una cannuccia.

Piantine pronte al trapianto.
 
 

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18/02/2012

Verificare la scadenza dei semi. Durata della germinabilità

Ogni tanto capita che un amico ci regali una bustina di semi, dopo averla tenuta qualche anno in cantina senza utilizzarla. Dopo averla seminata pregustando la nascita di molte piantine per il nostro orto, ci accorgiamo che invece i semi non spuntano affatto

Seminare semi che non nascono avviene più frequentemente di quanto si creda; nella maggior parte dei casi attribuiamo l’insuccesso alla nostra incapacità. Diciamo subito che nella maggior parte dei casi non è così, perché i semi VOGLIONO germinare e nascere, e di solito lo fanno nonostante la nostra incapacità; a meno che li seminiamo a 50 cm di profondità, nel qual caso non ci sono proprio speranze.

Le cause di insuccesso nelle germinazioni sono altre, ma sostanzialmente derivano da un unico peccato originale: in un modo o nell’altro, i semi sono scaduti, cioè sono già morti ancora prima che li affidiamo alla terra.

C’è un mito che va sfatato, cioè che i semi siano immortali. Invece i semi hanno una durata di vita limitata a qualche anno, che si riduce ulteriormente se li conserviamo male, cioè all’umido o alla luce.

I semi vanno conservati in un luogo assolutamente asciutto, ben chiusi nella loro confezione originale o in un contenitore di vetro. Inoltre devono stare al buio. In condizioni diverse  luce e umidità mettono in moto il processo di germinazione che poi abortisce per mancanza di terra, acqua e nutrimento.

Al momento di acquistare una bustinas di semi, verificare sempre la scadenza
 

Quando si apre una bustina accade quasi sempre che i semi contenuti siano eccessivi al bisogno, cioè che ne avanzino molti. La cosa più sbagliata da fare nelle semine è tirar fuori tutti i semi, manipolarli con le mani umide o sporche di terra e poi rimettere quelli avanzati nella bustina che riponiamo chiudendola sommariamente. Quei semi non arriveranno mai vivi all’anno successivo, e comunque più della metà morirà.

Per prelevare i semi occorre aprire la bustina con le mani ben asciutte, e far cadere i semi senza toccarli in un piccolo recipiente come il coperchio di un barattolo. Prelevate solo i semi che ragionevolmente sembrano bastare, non di più. Dopo aver completato la semina non rimettete quelli avanzati nella bustina, semmai disponeteli in sovrappiù nel luogo di semina: alla nascita di farà un diradamento lasciando solo le piantine migliori. 

I semi di bieta a coste durano un anno
 

Chiudete poi la bustina (eventualmente sia la bustina interna che quella esterna) sigillando bene con dello scotch, e mettetela in un barattolo di vetro. Conservatela poi al buio in un posto asciutto: in questo modo i semi dureranno alcuni anni.

Nella tabella qui sotto riporto la durata germinativa di alcuni semi, cioè per quanti anni potranno essere usati con la ragionevole certezza che almeno il 90% germinerà. Per completezza indico anche il numero di semi per grammo.

 

Durata  germinativa dei semi e numero per grammo

Seme

Durata germinativa
anni

Numero di semi
per grammo

Basilico

2-3

700

Carota

3-4

900

Cavoli

4.5

350-500

Cetriolo

4-6

45

Cicoria

2-4

700

Cipolla

2

400

Fagiolo

2-3

100 gr. = 150 semi

Lattuga

2-3

900

Melanzana

2-3

250

Peperone

2-3

150

Pomodoro

4

350

Ravanello

4-5

130

Sedano

3-5

2500

Zucchina

5

4-8

 

Occhio alla scadenza quando comprate i semi

Sapere che i semi di carote hanno una durata germinativa di 2-3 anni avrebbe poco senso se, comprandone una bustina, non sapessimo QUANDO  sono stati imbustati.

Per questo la legge prevede che la data di imbusta mento e quella di scadenza siano riportate sulle bustine. Purtroppo, e molto frequentemente, gli acquirenti non sanno che i semi scadono, e non verificano questo dettaglio. Peraltro spesso questi dati sono riportati in maniera non chiarissima, per esempio sono battuti a pressione invece di essere stampati. Così accade che su certi espositori si trovino bustine scadute da qualche anno. Nella figura sottostante riporto alcune indicazioni riprese da bustine normalmente reperibili. Il dato sull’imbustamento viene indicato come “chiusa nella campagna…” dove i due numeri rappresentano gli anni. Per noi che siamo all’inizio del 2012, la scritta migliore sarebbe “Chiusa nella campagna 2010-2011”

Alcuni esempi delle diciture presenti sulle bustine di semi
 
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16/02/2012

FARE IL COMPOST. COMPOSTIERA O CUMULO ALL’APERTO?

 

Entrambe i metodi presentano vantaggi e svantaggi. In questo post cerchiamo di valutarli tutti per favorire la scelta più adatta

Il compostaggio domestico è un processo naturale, che ha l’obiettivo di trasformare i rifiuti della cucina, dell’orto e del giardino in un materiale utilissimo detto compost. Nella pratica, si affidano i rifiuti all’opera dei batteri decompositori che operano questa trasformazione. Si tratta di accumulare in uno spazio idoneo  i rifiuti con alcuni accorgimenti che li rendano appetibili ed attaccabili da questi batteri.

Per fare ciò bisogna fare in modo che i rifiuti siano accumulati in modo opportuno, tale che siano possibili la loro ossigenazione, il mantenimento della giusta umidità e lo sviluppo di un calore interno al cuneo di 50 °C circa nella prima fase del processo.

La compostiera è un contenitore, generalmente in plastica, dotato di una apertura per l'introduzione del materiale fresco in alto ed un'altra per l'estrazione del compost maturo in basso.
 

Pregi e difetti del cumulo all’aperto

Richiede più spazio rispetto alla compostiera, che ha delle pareti  le quali evidentemente contengono il materiale. Però questa soluzione ha un costo pari a zero.

Dal punto di vista dello sviluppo del calore interno presenta una maggiore criticità che può venire risolta dimensionando il cumulo in maniera adeguata. La dimensione ottimale è di un metro cubo. D’inverno il cumulo andrebbe coperto con un telo, sia per favorire la temperatura interna sia per proteggerlo dalla pioggia.

 

Dal punto di vista estetico il cumulo presenta qualche problema, rimanendo visibile in ogni momento.

Il cumulo all’aperto però è molto più pratico sia per il rivoltamento periodico, sia per il prelievo del compost maturo.

Una compostiera può essere autocostruita con poca spesa e senza una grande manualità
 

Pregi e difetti della compostiera

Si può collocare anche in spazi ristretti. Richiede un investimento per l’acquisto, ma può anche essere auto costruita con un costo minimo.

Le pareti della compostiera favoriscono il raggiungimento e la conservazione della temperatura esterna. Essendo dotata di coperchio, la compostiera protegge efficacemente il cumulo dalla pioggia.

Esteticamente le compostiera espone meno il cumulo di rifiuti alla vista.

La compostiera ha lo svantaggio di rendere piuttosto problematiche alcune operazioni, come il rivoltamento ed il prelievo del compost maturo.

L'ortica è ottima per essere aggiunta alla compostiera.
 

Per concludere

Se si dispone di un piccolo giardino, la compostiera può essere la soluzione migliore. Se invece il giardino è grande allora si può ricorrere al cumulo, situandolo in un luogo meno frequentato del giardino. In effetti in un giardino grandeuna compostiera non basterebbe. Una soluzione possibile è quella di creare una batteria di più compostiere una accanto all’altra ottenute, per esempio, utilizzando dei pallets: 4 disposti a formare un recinto quadrato, e il quinto come coperchio. Si può anche creare un cumulo con una  sezione triangolare (1,50 mt alla base x 1,00 circa di altezza). Questo cumulo potrebbe allungarsi a piacere, mantenendo nella sezione  un volume di un metro cubo circa. Si aggiungerebbe il materiale fresco da un lato, e si preleverebbe il compost maturo dall’altro.

Se il materiale da compostare è molto si può creare una batteria di compostiere. La possibilità di aprirle anteriormente facilita i rivoltamenti e i prelievi
 
 
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FARE IL COMPOST. COME EVITARE LA PUTREFAZIONE

Una difficoltà che molti mi segnalano, quando decidono di dedicarsi al compostaggio domestico, è che i rifiuti messi nella compostiera vanno in putrefazione, emanano odori nauseanti e attraggono mosche e moscerini (per non dire dei topi).

Fare il compost non è difficile, dobbiamo semplicemente imitare la natura. Immaginiamo un bosco: ai piedi degli alberi, in autunno, si accumulano tonnellate e tonnellate, metri cubi e metri cubi di foglie secche. Eppure, passeggiando nello stesso bosco non percepiamo nessun odore di putrefazione. Ci basta smuovere la superficie del suolo per vedere che, pochi centimetri più sotto, non troviamo più foglie ma un terriccio scuro, che emana un odore gradevole a chi ama immergersi nella natura. E’ l’odore della vita che si rigenera: quel terriccio contiene tutte le proprietà positive delle foglie decomposte, e non putrefatte. Quel terriccio lo possiamo chiamare compost. Le foglie originarie sono state ridotte ai loro componenti elementari. Acqua e anidride carbonica sono tornate nell’atmosfera, la parte rimanente ricrea la fertilità del suolo: le foglie morte sono rientrate nel ciclo eterno della vita. Tutta la ricchezza che le piante avevano sottratta al suolo, non va distrutta ma ritorna nuovamente al suolo.

Tutti gli scarti dell'orto e del giardino, come quelli della cucina, possono essere compostati.
 

Nella nostra realtà quotidiana invece non accade questo. Coltiviamo l’insalata, la mangiamo, e tutti gli scarti non tornano al suolo ma vanno in discarica dove marciscono o vengono bruciati. Non ne ricaviamo nuove energie per la vita, ma odori molesti, inquinamento ambientale e fumi tossici. Inoltre i nostri suoli si impoveriscono sempre più e dobbiamo gonfiarli di fertilizzanti chimici.

Il compostaggio domestico consiste nel ricreare in piccolo il processo della natura: non putrefazione, bensì decomposizione controllata e trasformazione dei rifiuti in compost.

Una compostiera può essere facilmente autocostruita utilizzando della rete metallica.
 

Il controllo di questo processo non è difficile. In questo post voglio suggerire alcuni principi e alcuni accorgimenti che evitino la putrefazione dei nostri rifiuti. Chiameremo “cumulo” la massa dei rifiuti sottoposta a compostaggio, sia che la inseriate in una compostiera sia che la accumuliate sul terreno.

Il cumulo può essere composto sia da rifiuti della cucina, sia da quelli dell’orto e del giardino, o da altro materiale purché sia biodegradabile.

In effetti ci sono due tipi di rifiuti: quelli verdi, che apportano azoto, e quelli secchi, che apportano carbonio.

Tipicamente i rifiuti verdi sono, per esempio: gli scarti della cucina, gli sfalci d’erba del prato, le cimature e potature di ortaggi e fiori freschi. Invece i rifiuti secchi sono, per esempio: foglie secche, potatura di rami, carta di giornale, cartone, segatura, erba e fiori secchi, terra asciutta, compost già maturo, ecc.

Fatta questa premessa, possiamo dire che il grande segreto per evitare la putrefazione è composto di tre parti.

Il materiale aggiunto alla compostiera deve essere giustamente proporzionato tra materiale secco e materiale verde
 

Primo: giusta miscela

Nell’apportare rifiuti al cumulo bisogna curare la giusta miscelazione secco/verde, cioè il giusto rapporto carbonio/azoto. Questo rapporto non è rigido, ma possiamo considerarlo mediamente uguale, in termini volumetrici, a 50/50. Cioè, aggiungendo rifiuti al cumulo, dobbiamo fare in modo che ogni strato di 15-20 cm sia composto per metà da rifiuti secchi e per l’alta metà da rifiuti verdi.

Più semplicemente: se tagliate l’erba del prato e mettete nella compostiera uno strato di 15 cm di sfalcio quello non composta ma marcisce.  Se raccogliete qualche carriolata di foglie secche e le mettete tutte assieme nel cumulo quelle non compostano ma ammuffiscono perché i batteri decompositori, in mancanza di azoto, fanno fatica ad attaccarle.

E' sempre utile coprire i rifiuti della cucina con un legegro strato di terra per non favorire la proliferazione di moscerini e topi
 

Secondo: giusta ossigenazione

Il materiale aggiunto al cumulo deve essere miscelato anche perché la diversa composizione facilita la porosità interna del cumulo, quindi la circolazione di ossigeno. Senza ossigeno i batteri che operano il compostaggio muoiono e si sviluppano altri batteri detti anaerobi, i quali avviano la putrefazione.
 

Terzo: giusta umidità

La giusta miscelazione aiuta anche a mantenere nel cumulo la giusta umidità. Un cumulo troppo asciutto impiega anni anziché mesi a compostare, e comunque non svuluppa un calore sufficiente alla sua igienizzazione. Viceversa un cumulo troppo bagnato ha le porosità interne sature di acqua anziché di ossigeno ed uccide i batteri aerobi, operatori del compostaggio.
 

Attenzione ai rifiuti della cucina

Sono quelli che, per le loro caratteristiche, attirano maggiormente insetti e altri animali, quindi vanno curati in modo particolare. Quelli più ricchi di proteine (carne, pesce, formaggi, latticini) vanno sminuzzati prima di essere aggiunti al cumulo. Soprattutto, vanno miscelati con materiale secco o comunque subito coperti con una palata di terra o di compost maturo. Solo così si trasformeranno in un prezioso concime per il nostro orto.

 
La miscelazione dei rifiuti porta ad uno svolgimento corretto del processo di compostaggio
 
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Seminare pomodori con l’aiuto dei dischetti di torba.


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05/12/2011

Seminare l’indivia capellina

La capellina è un tipo di indivia riccia, che può essere seminata come tutte le indivie da marzio a ottobre e anche oltre nelle zone più calde. I semi sono molto fini come tutti quelli delle insalate, quindi va seminata a spaglio in file o in aiuole e poi diradata quando le piantine sono alte almeno 2 cm.

Ben pochi ormai seminano le in salate direttamente in terra, e ogni hobbysta sa che la semina in vivaio, in vasetti singoli, consente di realizzare numerosi vantaggi tra i quali ricordo:
-un minor spreco di seme;
-un controllo localizzato della salute delle piantine, dello sviluppo di erbe infestanti, ecc;
-un trapianto con una percentuale di successo pari praticamente al 100%;
-
l’ottenimento, con piantine trapiantate, di filari più regolari, senza mancanze;
-
la possibilità di pacciamare i filari con telo plastico nero al fine di evitare la crescita di infestanti.

Diradare le piantine nei vasetti lasciando slo la migliore. Quando sono alte almeno 7-10  cm le piantine si possono trapiantare
 

Penso che tutti questi motivi siano sufficienti ad indurci a pre-coltivare le piantine in vivaio, in vasetti singoli, da trapiantare quando avranno raggiunto l’altezza di 7-10 cm circa.

I vasetti per la semina possono essere contenitori di ogni tipo. In commercio si trovano contenitori degradabili di torba pressata, o vaschette alveolari da 10-20 posti anche di plastica o di polistirolo. Molti hobbysti preferiscono risparmiare usando i bicchierini di plastica da caffè, come faccio anche io in questo post

Di qualunque tipo siano i contenitori che usiamo, vanno riempiti di terriccio moderatamente pressato fino a 1 cm circa dal bordo.

Si può usare il terriccio da giardino integrale oppure miscelato al 50% con terra normale, se questa non è eccessivamente sabbiosa; in tal caso ridurre la percentuale altrimenti i vasetti farebbero fatica a mantenere l’umidità necessaria allo sviluppo dei semi.

Sul terriccio pressato depositate un pizzico di semente, (diciamo dai 5 ai 10 semi) per essere sicuri che almeno qualcuno germini. Le eventuali piantine nate in sovrappiù verranno eliminate più avanti.

Deporre da 5 a 10 semi in ogni contenitore
 

Ora ricoprite i semi con un paio di millimetri di terriccio, e pressate bene in modo che tutti i semi risultino sotterrati a una profondità non eccessiva. La profondità esatta dovrebbe aggirarsi attorno al millimetro. Per pressare correttamente il terriccio che copre i semi non pressate con le dita, ma con un altro bicchierino riempito di terra normale o con un altro attrezzo tondo del diametro piùo meno simile a quello dell’imboccatura del bicchierino.

La prima innaffiatura dovrà essere abbondante ma leggerissima, per evitare che l’acqua cadendo scalzi i semi dalla legger copertura e li porti in superficie. Quindi innaffiate usando uno spruzzatore in gradi di polverizzare l’acqua; i vasi non dovranno essere investiti da getti di acqua ma da goccioline il più fine possibile.

Non esponete i vasi al sole, perché se la crosta superficiale secca troppo i semi muoiono. Fino a quando non saranno emerse le piantine è preferibile tenere coperti i vasetti anche con un telo plastico, trasparente o nero non importa; dopo la nascita però potete continuare a coprire ancora qualche giorno ma con telo trasparente. Se il clima volge al freddo coprite sempre di notte.

Innaffiate ogni volta che è necessario per mantenere il terreno appena umido: normalmente, una volta al giorno.

Coprire i semi con 1 o 2 mm di terra, pressate, innaffiate nebulizzando e marcate il contenitore con un cartellino che indichi il tipo di semina e la data. L'emersione delle piantine richiede dai 7 ai 15 giorni.
 

DIRADAMENTO

Quando le piantine più alte avranno raggiunto una altezza minima di due centimetri eseguite il diradamento lasciando ogni vasetto due sole piantine, le più belle. Dopo un’altra settimana circa completerete il diradamento lasciando una sola piantina per ogni vasetto

 

CONCIMAZIONE

Le piantine piccole possono essere concimate ma con grande prudenza. Potete usare nel vostro vivaio i fertilizzanti liquidi azotati (sangue dui bue, guano, ecc.) però nella diluizione usate solo un terzo della dose indicata. (se la dose è di un tappo ogni due litri, usate un tappo per sei litri o il 30% di un tappo per due litri), In questo modo potete fertilizzare ogni sette giorni circa.

 

TRAPIANTO

Al momento del trapianto, per facilitare l’estrazione del pane di terra intero dal bicchierino, non innaffiate per un paio di giorni. Trapiantate le piantine sotterrandole esattamente fino al colletto così come erano nel vasetto: il colletto della piantina non va sotterrato né lasciato troppo sporgente. Comunque al momento del trapianto create con le nocche un piccolo avvallamento di un centimetro, che servirà per la innaffiatura localizzata delle piantine i primi tempi della loro permanenza in terra, finché le radici non si saranno ambientate e cominceranno a correre.

Subito dopo il trapianto è sempre necessario innaffiare abbondantemente.

 
La capellina è una indivia che può essere consumata anche cruda, contrariamente alla maggior parte delle indivie che necessitano della cottura preventiva.
 
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L’importanza della luce nell’orto

Si sente parlare spesso di buona esposizione ed orientamento dell’orto. Sono condizioni che nascono dalla necessità delle piante di ricevere una buona illuminazione solare. Il sole infatti è indispensabile per la crescita delle piante.

L’orto deve essere comunque posto in una posizione che consenta alle piante di ricevere una adeguata quantità di luce solare. Questo significa che il sole, da quando sorge a quando tramonta, dovrebbe illuminare con continuità il terreno ove abbiamo sistemato i nostri ortaggi.

Questo requisito si chiama ESPOSIZIONE. Oltre a considerare il percorso del sole, bisogna tener conto anche degli ostacoli naturali che impediscono al sole di illuminare le piante, cioè gli ostacoli che DANNO OMBRA (muri, alberi, casotti, ecc.)

L’esposizione si verifica considerando i punti cardinali. Il sole sorge a EST e tramonta a OVEST. Occorre dire che l’alba e il tramonto non avvengono sempre esattamente a est e ovest: questo succede solo due volte all’anno, in corrispondenza degli equinozi. A queste date (convenzionalmente  21 marzo, equinozio di primavera e 21 settembre, equinozio d’autunno) la notte e il giorno hanno durata uguale e il sole sorge esattamente a est e ovest. Negli altri giorno dell’anno sorge e tramonta PIU’ O MENO  a est e ovest, ma per l’orientamento del nostro orto queste differenze sono tollerabili anche perché non potremmo spostare il nostro orto come un girasole.

 La luce solare è indispensabile per la crescita delle piante

Inoltre l’orto deve essere esposto a SUD, cioè è bene cha non vi siano in direzione SUD muri, case, e altri ostacoli ombreggianti. Per stabilire quale è approssimativamente il sud mettiamoci in modo da avere alla nostra sinistra la direzione dell’alba, e alla destra la direzione del tramonto. In questa posizione il sud è DI FRONTE a noi, il nord ALLE SPALLE. Si dice che questo orto è ESPOSTO A SUD. E’ la posizione migliore, questo orto riceve sole dall’alba al tramonto.

Specialmente sui balconi, si possono avere esposizioni diverse, cioè il terrazzo, rispetto al muro su cui si appoggia, può essere aperto verso SUD (ottimo) oppure verso SUD-EST o SUD-OVEST (esposizione accettabile).

Se invece il vostro balcone è esposto a NORD, rinunciate e coltivarci un orto. Se è esposto a NORD-EST o NORD-OVEST riceverà sole in misura insufficiente per la maggior parte degli ortaggi, potete provare quelli a foglia (insalate, spinaci, ecc.)

Maggiori dettagli sull’orientamento li trovate sul post precedente:
 

L’orientamento, un aspetto indispensabile spesso trascurato

 

La quantità di luce ricevuta dalla pianta influisce pesantemente sulla crescita e sulla produzione dei frutti. Una luce insufficiente può ritardare, ridurre o addirittura impedire la fruttificazione.

ORIENTAMENTO DEI FILARI

Un altro aspetto importante è quello dell’orientamento dei filari. Occorre disporre le file di piante facendo in modo che ogni fila non dia ombra all’altra, specialmente quando le piante sono alte come pomodori o fagiolini rampicanti. Per ottenere ciò disponete i filari sempre in direzione est-ovest, mai in direzione nord-sud.

La figura in alto rappresenta l’effetto della luce sulla crescita delle piante. Le tre piante di cavoli natalini rappresentate sono state piantate tutte assieme a metà settembre, la situazione ripresa dalle foto è quella di fine novembre.

Il cavolfiore della foto A è cresciuto esposto a sud, in pieno sole. Quello della foto B è sempre coltivato con una esposizione a sud, ma per alcune ore del giorno è ombreggiato da una pergola di vite rampicante; si nota chiaramente la dimensione inferiore. Quello della foto C non ha ancora cominciato a formare la testa; questo cavolfiore è stato piantato nei pressi di un lato della casa, esposto a ovest, per cui riceve luce diretta, in novembre, solo due o tre ore al giorno. E’ prevedibile che la produzione di questo cavolfiore verrà ritardata almeno fino ad aprile.
 

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30/09/2011

Rinvasare le erbe aromatiche, come e quando

 

Se la pianta è perenne, quindi deve rimanere alcuni anni nel vostro orto, allora è probabile che dopo un paio di anni dovrete eseguire un nuovo rinvaso. I rinvasi non danno assolutamente fastidio alle piante, anzi le rinvigoriscono

In genere le erbe aromatiche, specialmente le perenni come rosmarino, salvia ed altre, si acquistano già sviluppate in piccoli vasi preparati dai vivai. Il prezzo di una piantina proveniente da vivaio è inferiore a quello di una bustina di semi che, se pure acquistata, andrebbe per la maggior parte sprecata a meno che ci interessi produrre cinquecento piantine di rosmarino. Dunque l’acquisto di una piantina già formata è conveniente anche dal punto di vista economico.

Spesso però queste piantine sono già abbastanza cresciute rispetto al vaso ospitante, e comunque si tratta di vasi da vivaio, quindi piuttosto bruttini. Ciascuno di noi perciò, appena acquistata una piantina, si pone il problema di spostarla in un vaso più idoneo. In questo post fornisco alcune informazioni utili alla effettuazione di questa operazione.

Le aromatiche vengono fornite già abbastanza cresciute, in vasi da vivaio
 

QUANDO RINVASARE

Poiché la piantina verrà tolta dal vaso originale con tutto il suo pane di terra e spostata nel nuovo vaso senza danneggiare minimamente l’apparato radicale, il rinvaso o trapianto si può eseguire in qualsiasi momento, da gennaio a dicembre, senza nessun problema. Non abbiate assolutamente timore nello spostare la piantina da un vaso all’altro quando volete. Vale la pena ricordare che quando comprate la piantina, se è una perenne, questa potrebbe restare ancora qualche mese  nel suo vaso originale, senza problemi.  Se invece è una annuale (menta, origano, ecc.) allora vi conviene rinvasare entro un paio di settimane al massimo.

 

QUALE VASO USARE

Il vaso deve essere tale da lasciare due o tre centimetri tra la zolla di terra e le pareti del nuovo vaso, quindi deve avere un diametro cinque o sei centimetri più largo del precedente. Non usasre vasi esageratamente più grandi.

 

COME FARE

Preparate del terriccio da giardino oppure del compost, miscelato al 50% con terra normale. (fig. a sinistra) Preparate anche un vaso che, se è già stato usato, va lavato con candeggina per eliminare eventuali infezioni di parassiti o funghi presenti sulle incrostazioni delle pareti.

Disponete sul fondo del vaso un centimetro di ghiaietto o brecciolino o cocci piccoli di vasi rotti o altro materiale atto a lasciar filtrare l’acqua di irrigazione eventualmente in eccesso. (fig. a destra)

 

Sollevate il vaso con la piantina da rinvasare afferrando la base della piantina stessa con la mano sinistra: tenendolo alto 30 cm sul piano assestate con il taglio della mano destra o con un attrezzo qualsiasi un colpetto leggero ma deciso al bordo del vaso. Vaso e pianta si separeranno senza problemi e vi resterà in mano la piantina da rinvasare priva del vaso. (figure in basso)

 

Riempite di terriccio il fondo del vaso, fino ad una altezza utile ad appoggiare il pane di terra della piantina, facendo attenzione che la sommità del pane di terra non resti troppo profonda o troppo alta rispetto al bordo del vaso. Nella figura si vede come è possibile visualizzare chiaramente il piano di sommità del vaso. Basta disporre qualsiasi oggetto tra due punti della sommità del vaso per verificare che la sommità del pane di terra della piantina rimanga un paio di centimetri sotto.

Riempite di terriccio il vaso, rincalzando la terra tutto intorno e pressando bene, fino alla sommità del pane di terra. La piantina dovrà restare ben centrata, ed il livello di terra della piantina (cioè il colletto della piantina) dovrà rimanere un paio di centimetri sotto il bordo del vaso, per consentire le innaffiature.

Innaffiate subito abbondantemente, e aspettate cinque minuti. Se, come è probabile, la terra che avete aggiunto attorno alla piantina si abbassa, aggiungetene altra per ricreare il piano.

Il livello del piano di terra della piantina deve rimanere un paio di centimetri sotto il livello del bordo del vaso. Il vaso utilizzato nella figura è un poco troppo grande rispetto alla necessità, è stato usato per l'esigenza di mostrare chiaramente nella foto il metodo misurazione dei livelli.
 
Se la pianta è perenne, quindi deve rimanere alcuni anni nel vostro orto, allora è probabile che dopo un paio di anni dovrete eseguire un nuovo rinvaso. I rinvasi non danno assolutamente fastidio alle piante, anzi le rinvigoriscono. 
 
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29/09/2011

Trapiantare la bieta a coste

Le piantine vanno sistemate in terra alla distanza di 30 cm, oppure in vasi del diametro di 18-25 cm, una per vaso. Vanno interrate esattamente fino al colletto

La bieta a coste è una verdura che si può coltivare con facilità nella maggior parte dell’anno, con semine da febbraio a settembre-ottobre e conseguenti trapianti fino quasi a dicembre. Produce foglie argentate e grossi steli piatti e carnosi  (detti coste) di aspetto superbo. Può essere cucinata in moltissimi modi. Nell’orto può essere consociata alla cipolla con profitto reciproco. La bieta a coste si raccoglie staccando le foglie più esterne, quelle con le coste più grosse, finché sono ancora sane e di un bel verde vivo. Ben presto le foglie rimaste si allargheranno e la pianta ne emetterà di nuove. In questo modo il raccolto può essere molto prolungato.

 

La bieta può essere seminata direttamente in terra, ma nei piccoli orti è preferibile fare la semina in piccoli contenitori. Questo consentirà di trapiantare file complete e ben ordinate di piantine già ben formate, anche quando la temperatura esterna non consiglierebbe più la semina. Ricordo che la bieta può germinare anche ad una temperatura relativamente bassa (15 gradi) e per crescere preferisce una temperatura media di 15-20 gradi.

 

I semi di bieta (sopra a sinistra) hanno la caratteristica di crescere raggruppati in glomeruli. Nella semina questi non andrebbero separati, ma messi nella terra così come sono. Sicché quando acuistate le piantine (o quando nascono quelle seminate da voi) accade spesso che in ogni cubetto di terra ci siano due o anche tre piantine. (foto sopra a destra)

 

Non dovete assolutamente trapiantare le due piantine insieme, perché nessuna delle due crescerebbe. Anziché eliminarne una per salvare l’altra,  potete dividere il cubetto di terra in modo da ottenere due cubetti con due piantine indipendenti. Se le piantine sono ben radicate questo consente di ottenere due piantine con un pane di terra ancora sufficiente a svolgere il suo compito di evitare alla pianta il trauma del trapianto a radice nuda.

Per fare la separazione fate con un coltello una incisione profonda un centimetro circa in un punto  tra le due piantine, e poi con le mani dividete con accortezza le due parti senza strappare ma tirando piano e incidendo con l’unghia. (vedi le due foto sopra)

 

Le piantine vanno sistemate in terra alla distanza di 30 cm, oppure in vasi del diametro di 18-25 cm, una per vaso. Vanno interrate esattamente fino al colletto del pane di terra originale, avendo però l’attenzione di creare nel terreno una piccola conca che servirà per l’innaffiatura localizzata della piantina, nei primi giorni di crescita.

 

La terra va pressata senza esagerare attorno alla piantina, e subito dopo la conca ai piedi della pianta va riempita di acqua a temperatura ambiente in modo che la stessa, penetrando nel terreno, favorisca l’assestamento della terra attorno alle radici. Questa innaffiatura subito dopo l’interramento è indispensabile, tanto più se il trapianto viene fatto nei mesi caldi. In questo ultimo caso, inoltre, è buona norma fare i trapianti (di qualsiasi ortaggio) al tramonto

 

La bieta a coste vuole molta acqua, e per ovviare a questo inconveniente è possibile coltivarla in una posizione non troppo soleggiata. Può crescere anche a mezzo sole, in tal caso però rischia qualche aggressione di oidio che si potrà combattere, non appena appare, eliminando le foglie colpite dalla muffa e spruzzando le altre con zolfo bagnabile.
 
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10/09/2011

Raccolta delle cipolle ramate

Quando la pianta è secca estirpare le cipolle dal terreno conservando il fusto, che servirà eventualmente a legarle in mazzi per appenderle in modo da favorirne l’asciugatura

Da agosto possono essere raccolte le cipolle trapiantate in marzo-aprile. Se il nostro orto è piccolo le abbiamo coltivate in consociazione con altri ortaggi, e sono cresciute uasi senza che ce ne accorgessimo. Il momento di raccogliere le cipolle viene quando la pianta si secca. Possono rimanere anche a lungo nel terreno senza marcire, e questo ci consente di fare una raccolta unica, quando anche le ultime sono pronte.

Le cipolle ramate sono belle da vedere e si conservano a lungo per la gioia della nostra cucina. Quando accennano a germogliare o ammuffire si possono tagliare come per fare un soffritto, e congelare. Al momento verranno buttate direttamente in padella.
 

Estirpare le cipolle dal terreno conservando il fusto, che servirà eventualmente a legarle in mazzi per appenderle in modo da favorirne l’asciugatura. E’ possibile anche distenderle su un ripiano moderatament4e esposto al sole, rigirandolole ogni paio di giorni. In ogni caso è importante che le nostre cipolle non prendano pioggia.

Le cipolle appena estirpate vanno fatte asciugare appendendole oppure distendendole su un ripiano e rigirandole ogni paio di giorni. Dopo due settimane saranno pronte per essere ripulite.
 

Quando, sfregandole con le mani, tutte le pellicole esterne più danneggiate verranno via lasciando la cipolla integra e rivestita di una bella tunica ramata, allora si potranno ripulire tutte le cipolle e le si potrà riporre in luogo asciutto e soprattutto al buio, per evitare una germinazione precoce.
Conservate in questo modo le cipolle possono durare anche un paio di mesi.

Le piantine di cipolla trapiantate in marzo.
La cipolla si presta ad essere coltivata in consociazione con altri ortaggi.
 
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