18/02/2012

Verificare la scadenza dei semi. Durata della germinabilità

Ogni tanto capita che un amico ci regali una bustina di semi, dopo averla tenuta qualche anno in cantina senza utilizzarla. Dopo averla seminata pregustando la nascita di molte piantine per il nostro orto, ci accorgiamo che invece i semi non spuntano affatto

Seminare semi che non nascono avviene più frequentemente di quanto si creda; nella maggior parte dei casi attribuiamo l’insuccesso alla nostra incapacità. Diciamo subito che nella maggior parte dei casi non è così, perché i semi VOGLIONO germinare e nascere, e di solito lo fanno nonostante la nostra incapacità; a meno che li seminiamo a 50 cm di profondità, nel qual caso non ci sono proprio speranze.

Le cause di insuccesso nelle germinazioni sono altre, ma sostanzialmente derivano da un unico peccato originale: in un modo o nell’altro, i semi sono scaduti, cioè sono già morti ancora prima che li affidiamo alla terra.

C’è un mito che va sfatato, cioè che i semi siano immortali. Invece i semi hanno una durata di vita limitata a qualche anno, che si riduce ulteriormente se li conserviamo male, cioè all’umido o alla luce.

I semi vanno conservati in un luogo assolutamente asciutto, ben chiusi nella loro confezione originale o in un contenitore di vetro. Inoltre devono stare al buio. In condizioni diverse  luce e umidità mettono in moto il processo di germinazione che poi abortisce per mancanza di terra, acqua e nutrimento.

Al momento di acquistare una bustinas di semi, verificare sempre la scadenza
 

Quando si apre una bustina accade quasi sempre che i semi contenuti siano eccessivi al bisogno, cioè che ne avanzino molti. La cosa più sbagliata da fare nelle semine è tirar fuori tutti i semi, manipolarli con le mani umide o sporche di terra e poi rimettere quelli avanzati nella bustina che riponiamo chiudendola sommariamente. Quei semi non arriveranno mai vivi all’anno successivo, e comunque più della metà morirà.

Per prelevare i semi occorre aprire la bustina con le mani ben asciutte, e far cadere i semi senza toccarli in un piccolo recipiente come il coperchio di un barattolo. Prelevate solo i semi che ragionevolmente sembrano bastare, non di più. Dopo aver completato la semina non rimettete quelli avanzati nella bustina, semmai disponeteli in sovrappiù nel luogo di semina: alla nascita di farà un diradamento lasciando solo le piantine migliori. 

I semi di bieta a coste durano un anno
 

Chiudete poi la bustina (eventualmente sia la bustina interna che quella esterna) sigillando bene con dello scotch, e mettetela in un barattolo di vetro. Conservatela poi al buio in un posto asciutto: in questo modo i semi dureranno alcuni anni.

Nella tabella qui sotto riporto la durata germinativa di alcuni semi, cioè per quanti anni potranno essere usati con la ragionevole certezza che almeno il 90% germinerà. Per completezza indico anche il numero di semi per grammo.

 

Durata  germinativa dei semi e numero per grammo

Seme

Durata germinativa
anni

Numero di semi
per grammo

Basilico

2-3

700

Carota

3-4

900

Cavoli

4.5

350-500

Cetriolo

4-6

45

Cicoria

2-4

700

Cipolla

2

400

Fagiolo

2-3

100 gr. = 150 semi

Lattuga

2-3

900

Melanzana

2-3

250

Peperone

2-3

150

Pomodoro

4

350

Ravanello

4-5

130

Sedano

3-5

2500

Zucchina

5

4-8

 

Occhio alla scadenza quando comprate i semi

Sapere che i semi di carote hanno una durata germinativa di 2-3 anni avrebbe poco senso se, comprandone una bustina, non sapessimo QUANDO  sono stati imbustati.

Per questo la legge prevede che la data di imbusta mento e quella di scadenza siano riportate sulle bustine. Purtroppo, e molto frequentemente, gli acquirenti non sanno che i semi scadono, e non verificano questo dettaglio. Peraltro spesso questi dati sono riportati in maniera non chiarissima, per esempio sono battuti a pressione invece di essere stampati. Così accade che su certi espositori si trovino bustine scadute da qualche anno. Nella figura sottostante riporto alcune indicazioni riprese da bustine normalmente reperibili. Il dato sull’imbustamento viene indicato come “chiusa nella campagna…” dove i due numeri rappresentano gli anni. Per noi che siamo all’inizio del 2012, la scritta migliore sarebbe “Chiusa nella campagna 2010-2011”

Alcuni esempi delle diciture presenti sulle bustine di semi
 
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16/02/2012

FARE IL COMPOST. COMPOSTIERA O CUMULO ALL’APERTO?

 

Entrambe i metodi presentano vantaggi e svantaggi. In questo post cerchiamo di valutarli tutti per favorire la scelta più adatta

Il compostaggio domestico è un processo naturale, che ha l’obiettivo di trasformare i rifiuti della cucina, dell’orto e del giardino in un materiale utilissimo detto compost. Nella pratica, si affidano i rifiuti all’opera dei batteri decompositori che operano questa trasformazione. Si tratta di accumulare in uno spazio idoneo  i rifiuti con alcuni accorgimenti che li rendano appetibili ed attaccabili da questi batteri.

Per fare ciò bisogna fare in modo che i rifiuti siano accumulati in modo opportuno, tale che siano possibili la loro ossigenazione, il mantenimento della giusta umidità e lo sviluppo di un calore interno al cuneo di 50 °C circa nella prima fase del processo.

La compostiera è un contenitore, generalmente in plastica, dotato di una apertura per l'introduzione del materiale fresco in alto ed un'altra per l'estrazione del compost maturo in basso.
 

Pregi e difetti del cumulo all’aperto

Richiede più spazio rispetto alla compostiera, che ha delle pareti  le quali evidentemente contengono il materiale. Però questa soluzione ha un costo pari a zero.

Dal punto di vista dello sviluppo del calore interno presenta una maggiore criticità che può venire risolta dimensionando il cumulo in maniera adeguata. La dimensione ottimale è di un metro cubo. D’inverno il cumulo andrebbe coperto con un telo, sia per favorire la temperatura interna sia per proteggerlo dalla pioggia.

 

Dal punto di vista estetico il cumulo presenta qualche problema, rimanendo visibile in ogni momento.

Il cumulo all’aperto però è molto più pratico sia per il rivoltamento periodico, sia per il prelievo del compost maturo.

Una compostiera può essere autocostruita con poca spesa e senza una grande manualità
 

Pregi e difetti della compostiera

Si può collocare anche in spazi ristretti. Richiede un investimento per l’acquisto, ma può anche essere auto costruita con un costo minimo.

Le pareti della compostiera favoriscono il raggiungimento e la conservazione della temperatura esterna. Essendo dotata di coperchio, la compostiera protegge efficacemente il cumulo dalla pioggia.

Esteticamente le compostiera espone meno il cumulo di rifiuti alla vista.

La compostiera ha lo svantaggio di rendere piuttosto problematiche alcune operazioni, come il rivoltamento ed il prelievo del compost maturo.

L'ortica è ottima per essere aggiunta alla compostiera.
 

Per concludere

Se si dispone di un piccolo giardino, la compostiera può essere la soluzione migliore. Se invece il giardino è grande allora si può ricorrere al cumulo, situandolo in un luogo meno frequentato del giardino. In effetti in un giardino grandeuna compostiera non basterebbe. Una soluzione possibile è quella di creare una batteria di più compostiere una accanto all’altra ottenute, per esempio, utilizzando dei pallets: 4 disposti a formare un recinto quadrato, e il quinto come coperchio. Si può anche creare un cumulo con una  sezione triangolare (1,50 mt alla base x 1,00 circa di altezza). Questo cumulo potrebbe allungarsi a piacere, mantenendo nella sezione  un volume di un metro cubo circa. Si aggiungerebbe il materiale fresco da un lato, e si preleverebbe il compost maturo dall’altro.

Se il materiale da compostare è molto si può creare una batteria di compostiere. La possibilità di aprirle anteriormente facilita i rivoltamenti e i prelievi
 
 
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FARE IL COMPOST. COME EVITARE LA PUTREFAZIONE

Una difficoltà che molti mi segnalano, quando decidono di dedicarsi al compostaggio domestico, è che i rifiuti messi nella compostiera vanno in putrefazione, emanano odori nauseanti e attraggono mosche e moscerini (per non dire dei topi).

Fare il compost non è difficile, dobbiamo semplicemente imitare la natura. Immaginiamo un bosco: ai piedi degli alberi, in autunno, si accumulano tonnellate e tonnellate, metri cubi e metri cubi di foglie secche. Eppure, passeggiando nello stesso bosco non percepiamo nessun odore di putrefazione. Ci basta smuovere la superficie del suolo per vedere che, pochi centimetri più sotto, non troviamo più foglie ma un terriccio scuro, che emana un odore gradevole a chi ama immergersi nella natura. E’ l’odore della vita che si rigenera: quel terriccio contiene tutte le proprietà positive delle foglie decomposte, e non putrefatte. Quel terriccio lo possiamo chiamare compost. Le foglie originarie sono state ridotte ai loro componenti elementari. Acqua e anidride carbonica sono tornate nell’atmosfera, la parte rimanente ricrea la fertilità del suolo: le foglie morte sono rientrate nel ciclo eterno della vita. Tutta la ricchezza che le piante avevano sottratta al suolo, non va distrutta ma ritorna nuovamente al suolo.

Tutti gli scarti dell'orto e del giardino, come quelli della cucina, possono essere compostati.
 

Nella nostra realtà quotidiana invece non accade questo. Coltiviamo l’insalata, la mangiamo, e tutti gli scarti non tornano al suolo ma vanno in discarica dove marciscono o vengono bruciati. Non ne ricaviamo nuove energie per la vita, ma odori molesti, inquinamento ambientale e fumi tossici. Inoltre i nostri suoli si impoveriscono sempre più e dobbiamo gonfiarli di fertilizzanti chimici.

Il compostaggio domestico consiste nel ricreare in piccolo il processo della natura: non putrefazione, bensì decomposizione controllata e trasformazione dei rifiuti in compost.

Una compostiera può essere facilmente autocostruita utilizzando della rete metallica.
 

Il controllo di questo processo non è difficile. In questo post voglio suggerire alcuni principi e alcuni accorgimenti che evitino la putrefazione dei nostri rifiuti. Chiameremo “cumulo” la massa dei rifiuti sottoposta a compostaggio, sia che la inseriate in una compostiera sia che la accumuliate sul terreno.

Il cumulo può essere composto sia da rifiuti della cucina, sia da quelli dell’orto e del giardino, o da altro materiale purché sia biodegradabile.

In effetti ci sono due tipi di rifiuti: quelli verdi, che apportano azoto, e quelli secchi, che apportano carbonio.

Tipicamente i rifiuti verdi sono, per esempio: gli scarti della cucina, gli sfalci d’erba del prato, le cimature e potature di ortaggi e fiori freschi. Invece i rifiuti secchi sono, per esempio: foglie secche, potatura di rami, carta di giornale, cartone, segatura, erba e fiori secchi, terra asciutta, compost già maturo, ecc.

Fatta questa premessa, possiamo dire che il grande segreto per evitare la putrefazione è composto di tre parti.

Il materiale aggiunto alla compostiera deve essere giustamente proporzionato tra materiale secco e materiale verde
 

Primo: giusta miscela

Nell’apportare rifiuti al cumulo bisogna curare la giusta miscelazione secco/verde, cioè il giusto rapporto carbonio/azoto. Questo rapporto non è rigido, ma possiamo considerarlo mediamente uguale, in termini volumetrici, a 50/50. Cioè, aggiungendo rifiuti al cumulo, dobbiamo fare in modo che ogni strato di 15-20 cm sia composto per metà da rifiuti secchi e per l’alta metà da rifiuti verdi.

Più semplicemente: se tagliate l’erba del prato e mettete nella compostiera uno strato di 15 cm di sfalcio quello non composta ma marcisce.  Se raccogliete qualche carriolata di foglie secche e le mettete tutte assieme nel cumulo quelle non compostano ma ammuffiscono perché i batteri decompositori, in mancanza di azoto, fanno fatica ad attaccarle.

E' sempre utile coprire i rifiuti della cucina con un legegro strato di terra per non favorire la proliferazione di moscerini e topi
 

Secondo: giusta ossigenazione

Il materiale aggiunto al cumulo deve essere miscelato anche perché la diversa composizione facilita la porosità interna del cumulo, quindi la circolazione di ossigeno. Senza ossigeno i batteri che operano il compostaggio muoiono e si sviluppano altri batteri detti anaerobi, i quali avviano la putrefazione.
 

Terzo: giusta umidità

La giusta miscelazione aiuta anche a mantenere nel cumulo la giusta umidità. Un cumulo troppo asciutto impiega anni anziché mesi a compostare, e comunque non svuluppa un calore sufficiente alla sua igienizzazione. Viceversa un cumulo troppo bagnato ha le porosità interne sature di acqua anziché di ossigeno ed uccide i batteri aerobi, operatori del compostaggio.
 

Attenzione ai rifiuti della cucina

Sono quelli che, per le loro caratteristiche, attirano maggiormente insetti e altri animali, quindi vanno curati in modo particolare. Quelli più ricchi di proteine (carne, pesce, formaggi, latticini) vanno sminuzzati prima di essere aggiunti al cumulo. Soprattutto, vanno miscelati con materiale secco o comunque subito coperti con una palata di terra o di compost maturo. Solo così si trasformeranno in un prezioso concime per il nostro orto.

 
La miscelazione dei rifiuti porta ad uno svolgimento corretto del processo di compostaggio
 
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